LG Zearo

Alessandro Zearo, Brand e Product Marketing Senior Manager di LG Electronics Italia spiega la strategia del brand che continua a puntare sulla gamma alta grazie all’evoluzione dell’offerta OLED con la serie EVO e i nuovi QNED

Il mercato Tv italiano ha chiuso il 2021 con oltre 5,3 milioni di apparecchi venduti e quindi con una crescita del 12,3% sul 2020. Se consideriamo i dati a valore, il settore nel 2021 ha generato un giro d’affari di quasi 2,4 miliardi di euro e un incremento anno su anno nell’ordine del 37,7%. Il tutto grazie anche al miglioramento del mix a valore che ha visto il prezzo medio dei Tv venduti passare da 359 euro del 2020 a 440 euro del 2021. Anche i dati dei primi due mesi del 2022 confermano questo trend positivo con un +28,4% a volume e un +37,2% a valore rispetto ai primi due mesi del 2021. E se teniamo conto che a inizio marzo è avvenuto un passaggio importante dello switch off del digitale terrestre è molto probabile che il sell out di Tv è ulteriormente accelerato in quel mese e che il dato trimestrale dovrebbe essere ancora più positivo. Quindi un mercato Tv che in Italia torna a correre, grazie allo switch off e agli incentivi, e che con un parco installato obsoleto (che conta 5,7 milioni di apparecchi acquistati più di 10 anni fa; 12 milioni di cui non c’è certezza sulla data d’acquisto e 12,5 milioni di Tv acquistati tra il 2011 e il 2016) può puntare a un ricco mercato di sostituzione per i prossimi anni. È in questo contesto si colloca LG che a fine marzo ha presentato la sua nuova gamma di Tv per il 2022 e che ha visto la propria market share crescere dal 22% del 2020 al 24,1% del 2021, naturalmente grazie al boom del segmento OLED, da sempre sinonimo dell’offerta Tv del marchio coreano, ma anche all’attento presidio del segmento dei grandi schermi. Abbiamo incontrato Alessandro Zearo, Brand e Product Marketing Senior Manager di LG Elctronics Italia per farci commentare questi scenari di mercato.

Con lo switch off, molti italiani hanno dovuto sostituire il proprio Tv. Come si è orientata la scelta dei consumatori?

Lo switch off ha iniziato a far sentire i suoi effetti sul mercato Tv già dallo scorso agosto con l’introduzione del bonus rottamazione e poi ad ottobre con il primo spegnimento. C’è stato un forte incremento a volume, ma anche a valore. Quindi il bonus ha favorito il segmento dei piccoli schermi, ma allo stesso tempo abbiamo visto una crescita del prezzo medio grazie soprattutto agli OLED le cui vendite sono quasi raddoppiate a volume ed è arrivato a pesare quasi il 15% a valore su tutto il mercato Tv. Allo stesso modo i grandi schermi over 70” hanno registrato quasi il 100% di crescita sia a volume sia a valore. All’interno di questi due segmenti LG è cresciuta e ha consolidato le proprie quote. Un fenomeno che ha portato una crescita del peso delle fasce di prezzo al di sopra dei 1.000 euro dove anche qui LG si è ritagliata una quota importante. In attesa di vedere l’effetto dell’ulteriore step dello switch off avvenuto a marzo possiamo dire che il mercato è molto positivo con una crescita dei piccoli schermi che però non ha decelerato il trend degli OLED e dei grandi schermi, delineando così una polarizzazione del mercato.

E la scelta di proporre un OLED da 42” punta evidentemente ad allargare la platea dei possessori di questa tecnologia…

Esatto. Il fatto di proporre Tv OLED con un certo polliciaggio permette certamente di entrare in nuove fasce di mercato. Fino a due anni fa se un consumatore voleva acquistare un Tv OLED con la massima dotazione tecnologica inevitabilmente doveva orientarsi per forza su un 55”, mentre chi voleva comprare un 42” o un 48” era costretto ad “accontentarsi”. Già con il lancio di un top di gamma OLED da 48” abbiamo visto una crescita dell’interesse e delle vendite. Quindi la proposizione di Tv OLED di queste dimensioni crea nuove opportunità di vendite a valore aggiunto.

Con il primo switch off si sono generati volumi enormi nel mercato Tv. Numeri che per diversi anni i brand hanno inseguito come se il comparto avesse realmente quelle dimensioni anche con operazioni che hanno intaccato il valore. Come è possibile non ripetere questo errore oggi?

Qui il tema vero è quale sia la dimensione fisiologica del mercato TV in Italia e da questo dato poi costruire strategie commerciali di ogni brand. Il nostro Paese normalmente cuba circa 4 milioni di pezzi e con il nuovo switch off c’è stata una crescita più progressiva nel tempo e più contenuta rispetto al primo passaggio dal segnale analogico a quello digitale e ad oggi non è ancora esaurita. E credo ce per qualche tempo rimarremo al di sopra di quei 4 milioni fisiologici sui quali ci attesteremo una volta finito l’effetto dell’ultimo passaggio tecnologico.

Qual è la vita media di un Tv e qual è lo stato del parco installato in Italia?

È complesso quantificare la vita media di un televisore perché quello del Tv non è un vero e proprio mercato di sostituzione, nel senso che il vecchio apparecchio spesso non viene dismesso o rottamato, ma semplicemente cambia posto in casa per fare posto ad un modello più evoluto e continua la sua vita. I dati Auditel ci parlano di un parco installato obsoleto con 12 milioni di apparecchi di cui non c’è certezza sulla data d’acquisto; 5,7 milioni di apparecchi acquistati più di 10 anni fa e 12,5 milioni di Tv acquistati tra il 2011 e il 2016. Inoltre, di oltre 43 milioni di Tv presenti nelle case degli italiani, solo 15,3 milioni risultano connessi. Tutto questo ci dice che c’è molto lavoro da fare per rinnovare il parco Tv in Italia.    

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